BLASONARIO DELLA CALABRIA

Le informazioni dell’articolo possono cambiare con il ritrovamento di nuovi documenti. (Per informazioni scrivere all’ A.C.D.R.G. E-mail assculturaledrguerrisi@gmail.com ).

Famiglia Avati

stemma-famiglia-2380-avati-0 (2)Famiglia di origine Spagnola,  nel 1595 ebbe da Re Filippo II° il titolo di Marchese. Si stabili nel Regno di Napoli con Francesco Maestro di Campo dell’Esercito dell’Imperatore Carlo V.

Dopo il terremoto della Calabria del 1783, il Marchese Vincenzo Avati, con la famiglia Milano decisero di ricostruire Polistena (RC) sulla collina antistante al luogo in cui si ergeva l’antica città. Fu, in questa zona denominata Evoli, che vennero ricostruiti i primi edifici come per esempio il palazzo Sigillò, la chiesa Matrice e il palazzo dei Milano.

Fu nel 1785 che iniziarono i lavori per il palazzo Avati con i mattoni provenienti dai paesi vicini di Anoia, Maropati e Galatro. I lavori terminarono nel 1790 e diedero alla luce una struttura di tre piani.

La famiglia avati e la cappella della ss. vergine immacolata a polistena

Famiglia Cannata

s-l1600 (4)

Matrimonio della nobile Cannata Cristina di Polistena con il Marchese Francesco Giffone di Tropea anno 1895.

.1 cannata

Famiglia Caracciolo

Stemma dell'intera famiglia tratto da Cronologia della famiglia Caracciola
Stemma dell’intera famiglia tratto da Cronologia della famiglia Caracciolo tratta dal Quarto Libro dell’Historie della Nobiltà d’Italia. Scritte da Francesco De’ Pietri gentilhuomo napolitano, carta n. 6

Nell’ anno 1363: ‘‘Si legge un privilegio della già detta Reina nel qual dice, come ella havea gl’anni à dietro dato il contado di Hieraci ad Erico Caracciolo per molti gran servigi da lui ricevuti, e particolarmente per haverla salvata in Provenza nella guerra che l’havea mosso il Re d’Ungheria’’.

Antonio Caracciolo muore nel 1389, era figlio di Erico il quale aveva avuto dalla regina Giovanna (1348) la contea di Gerace e la baronia di San Giorgio (Il conte di Gerace Antonio Caracciolo, entra in possesso della baronia di San Giorgio, grazie alla Regina Giovanna I, in seguito compro due casali Mossuto e Capperano, tra il 1370 e 1389 unifico cinque villaggi, alla quale diede il nome di Quinquefrondium-Cinquefrondi). Alla sua morte gli succede Giovanni il quale nel 1404 si reintegra nella baronia di Anoia (già ricaduta alla corte) ricomprandola da re Ladislao.

Il Conte Tommaso Caracciolo nell’ anno 1450, viene condannato a morte e spogliato dei suoi beni, per crimini di ribellione contro il Re Alfonso, che concede a Marino Cureale ‘‘tutti gli stati del Conte, ridelicet Terranova et eius Comitatus cum casalibus Radicena, Jatrinoli etc…. nec non Baroniam e terram S. Giorgii cum tribus casalibus infrascriptis, videlicet Polistena, S. Marina et S. Donatus, nec non Baroniam et terram Quinquefrondi cum casalibus Melicuche, Galatrio, etc. nec non Baroniam Grottariac cum casalibus eto…. prout tenebat dictus Thomas rebellis pro seipso Marino et suis haeredibus cum titulo Comitatus Terranovae, ut latius in Q. Quinto fol. 192. (sic). Dai Caracciolo, Cinquefrondi passò alla proprietà dei Correale e poi ai Giffone-Pescara. Il luogo è sotto il Dominio del molto illustre D. Iacomo Giffone, di cui vive à lato D. Gio. Battista Giffone suo fratello. Lontano da questo Castello per ispatio di due miglia verso le montagne nelle radici dell’Apennino è fabricata l’antica Chiesa di S. Filippo d’Argirò monastero dell’ordine di S.Basilio’’.

Ma la baronia di Anoia dalla deposizione di Tommaso Caracciolo non fu assegnata al Correale. Essa fu chiesta come legittima eredità da Maria Caracciolo, moglie di Francesco e figlia di Giorgio: infatti il 24 novembre 1455 Maria era stata investita da re Alfonso della baronia di Anoia, delle terre di Plaesano, del casale di Galatro e del feudo di Borrello (nella baronia si trovavano i casali di Galatro, Feroleto, Plaesano, Maropati, Tritanti ecc.).

Famiglia Caracciolo (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/02/18/famiglia-caracciolo/).

6

Famiglia Fonte

42146067_2862813730524180_3578152913748361216_n
Di verde con una fontana d’oro zampillante d’argento

Nel 1768 il Barone Carlo Fonte fu nominò erede del feudo di Fonte la figlia primogenita Giuditta, sposa Francesco Englen.

Il loro figlio primogenito, Giovanni B. ereditò il titolo di barone di Fonte.
A Polistena, in provincia di Reggio Calabria; gli Englen di Roccella nel 1694 avevano fondato la scomparsa chiesetta di S. Ilario, con il beneficio di patronato con l’onere di tre messe a settimana.
La famiglia Fonte di Castelvetere, baroni di Catonizza, Lizzarà e Fonte.
Nel 1860 fu sindaco di Polistena Vincenzo Grio, dal 1861-1863 e 1867 e dal 1869-1870. Fu presidente del comitato della rivoluzione, i membri il Barone Englen, Domenico Mileto, Nicola Sigillò, Domenico Calcaterra e ed il calzolaio Filippo Bruzzese.

Famiglia Giffone
36386274_2786458288159725_5418084291668082688_n
Stemma: Giffone Pescara d’Aragona (Cinquefrondi, Tropea)
Nel XVII secolo è attestato l’uso del titolo di Marchese di Cinquefrondi (R.C.), che in quel periodo era della famiglia Pescara. La famiglia Giffone, che ottenne il titolo di Marchese di Cinquefrondi nel 1611, nel 1580 aveva fondato (con facoltà di papa Gregorio XII) il monastero dei Padri osservanti francescani e nel 1695 la chiesa di Santa Maria del Soccorso a Giffone (R.C.).

Il paese di Giffone venne fondato alla fine del Seicento da Francesco Giffone, marchese di Cinquefrondi.

All’origine le terre del paese di Giffone apparteneva insieme a S. Giorgio Morgeto, Maropati, Polistena e Cinquefrondi al feudo della famiglia Caracciolo, passando nel 1450, a quella di Correale Conte di Terranova. Nel 1548 il Conte vende le terre di Cinquefrondi e i suoi casali al Marchese Vincislao Giffone, che dopo la sua morte passarono a Fabrizio Giffone (1583), ed in seguito al figlio 466px-Coa_fam_ITA_giffone4Giacomo.

Giacomo Giffone si sposa con Francesca d’Araragona d’Ajerbo (1600), diviene il primo Marchese di Cinquefrondi, titolo ottenuto nel 1611, rimasto vedovo, rinunciò al titolo e ai suoi possedimenti in favore del figlio Francesco e da quel momento decise anche di prendere i voti sacerdotali. Francesco Giffone incominciò a governare a soli 20 anni, fondò l’attuale Chiesa parrocchiale intitolandola a Maria SS. del Soccorso, con atto della Curia il 1 Gennaio 1679. Fu dunque lo stesso Francesco a dare il nome al suo casato di Giffone e lo stemma. 

Nel 1703 fu data alle stampe una pubblicazione storica che raccoglieva informazioni sulla città a partire dalle sue origini.

Discorso della famiglia Giffone de’ marchesi di Cinquefondi con le notizie della sua prima origine, e delle sue discendenze, Napoli editore Giuseppe Roselli 1703

36442672_2786454134826807_161286729318268928_n
Stemma: D’Aragona d’Alba Giffone (Polistena, Tropea)
Guaimaro (Jefuno), da lui discende la nobile casata dei Marchesi Giffone, .
I discendenti di Guaimaro, signori di Altavilla e Morogallico, Marchesi di Tropea, Polistena, Cinquefrondi e Giffone.
Giacomo Giffone, figlio di Riccardo, probabilmente fratello di Gilberto, fu nominato dal re Carlo I d’Angiò giudice di Roma nel 1271 e in seguito giudice e assessore del giustizierato di Abruzzo. Altri figli di Gilberto, signore di Tortora, furono al servizio del re Carlo II in Calabria: tra questi Raone, che fu signore di Tropea.
Uro Giffone fu il primo della città che si gettò in mare armato per incontrare Re Alfonso che fuggiva da Napoli a causa di torbidi popolari e lo portò in salvo a Tropea 1480.
Nel 1548 Venceslao Giffone, discendente di Giacomo e signore di Altavilla, divenne signore di Cinquefrondi e Morogallico, avendo acquistato il feudo dai Correale, conti di Terranova.

Sindaci di Tropea di questa nobile famiglia, nel 1746 Ottavio Giffone e nel 1794 Luigi

36393003_2786452174827003_6180673280014286848_n
Famiglia Giffone (Tropea, Polistena) Titolo: patrizio di Tropea Scaccato di argento e di nero di sei file, con la fascia di rosso attraversante sul tutto.
Il Marchese Francesco Giffone (1866-1908) sposa a Tropea la Marchesa Maria Cristina Cannata Zerbi.
La Marchesa Giovanna Giffone sposa a Tropea nel 1922 il Generale Riccardo Toraldo di Francia.
Il Marchese Orazio di Francesco sposa a Polistena la Marchesa Elisa Lombardi. Il Marchese Giffone diventa cognato di Luigi Valensise (sposato con la sorella della Marc. Elisa Lombardi) e Il Podestà dal 1935 al 1941 Giuseppe Lombardi (sposa Claudia Di Tocco nobile di Montemiletto).

Famiglia Grimaldi

stemma-famiglia-14754-grimaldi-0-2-1Si afferma che il capostipite della famiglia sia Grimoaldo II. Tuttavia, il primo di cui si hanno notizie storiche certe, ed è quindi considerato come capostipite, fu Grimaldo Canella, nacque probabilmente a Genova verso il 1110 circa, figlio di Ottone Canella nobile (probabilmente originario dai Signori di Vezzano Ligure) patrizio Genovese, che fu poi Console di Genova (1133).

l’origine  della cittadina di Casalnuovo (Cittanova R.C.), fu ad opera del primo principe Girolamo Grimaldi in data 12 agosto 1618.

Il “Nuovo Casale di Cortoladi”, in seguito denominato col più semplice “Casalnuovo”, nelle intenzioni del feudatario  doveva raccogliere le popolazioni dei villaggi dei suoi latifondi, precedentemente presenti nei dintorni. All’inizio del 1783 Casalnuovo contava 5.590 abitanti.

La chiesa di San Girolamo di Cittanova (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/03/06/la-chiesa-di-san-girolamo-di-cittanova/?fbclid=IwAR0Nt7U6U5nwf-ohM0zwWu6i7xdhj3JaU-eXFbvsmJhwAc1r259NfgvD6lE).

Famiglia Grio

Francesco Antonio Grio, fu tra i primi ad aderire nel 1799 all’iniziativa del Conte Milano di Polistena. s-l1600-6Nel gennaio del 1799, in seguito della costituzione della Repubblica Partenopea, si fronteggiava il partito dei ”Realisti”, i cui aderivano i più colti e sensibili del ceto borghese-aristocratico.

Naturalmente non tutti i partecipanti al movimento giacobino polistenese erano sostenuti da motivazione identica culturale, tanti avventurieri miravano a ricavare soltanto un eventuale utile personale.

.Grio

Famiglia Guarrisi-Guerrisi

Stemma famiglia d'Angio, Guerrasius Provenza.
GuerrIsius discendente dei conti Warinius-Guarrasius di Provenza. ”Codice diplomatico del Regno di Carlo I e II d’Angio” (ossia la collezione di leggi, privilegi, concernenti la storia ed il diritto politico, civile, finanziere, giudiziario, militare, delle provincie meridionali d’Italia). Polistena fu ingrandita dall’Imperatore Federico II (1194-1250), e dal regno di Re Carlo I d’Angio (nato a Parigi il 21 marzo 1226, deceduto nel 1285 succede al regno il figlio Carlo II), anno 1266 era una terra ricca di abitazioni e di popolo. Re Carlo I d’Angio sposa Beatrice di Provenza (1234-1267), nel ”Codice diplomatico” anno 1186, troviamo il documento: Monastero di San Michele Arcangelo di Gaeta – Agosto 1186 – firma ”Ego Guerrasius Miles rogatus testis” Io Guerrasius soldato testimone richiesto. Nel secondo documento del settembre del 1187, il conte di Tricarico Ruggiero del castello di Montoro, e il fratello Guglielmo di Caserta- firma ” Ego qui supra Guerrasius iudex” Io qui sopra Guerrasius giudice. Il terzo documento del mese di marzo dell’anno 1194, i fratelli Montorio e Martino, figli di Montorio, vendono ad Alessandro de Alife quattro fondi nelle pertinenze di Montoro – firma ”Ego qui supra Guerrasius iudex” Io qui sopra Guerrasius giudice. (ABC, Arm. L. 37 in Ibidem, pp. 125-126). Il quarto documento del mese di ottobre 1194, Il conte di Caserta Guglielmo e il nipote Giacomo di Tricarico, ciascuno per la sua parte, donano ad Alessandro di Alife sette fondi nel territorio di Montoro – firma ”Ego qui supra Guerrasius iudex” Io qui sopra Guerrasius giudice (ABC, Arm. L. 37 in  Ibidem, pp. 126-127). https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/09/26/il-nobile-giudice-guerrisi-del-1187/?fbclid=IwAR33aw94pj2NfWdo0PSgWBNOs0toC0yReo5wTgzbsozs1i8sXwBYw6KQz80 Stemma dei conti d’Angio e conti Warinius di Provenza. 

17

32202914_2748667001938854_5725848256391413760_n
Immagine dello Stemmario reale di Baviera. GUARRESI (TOSCANA) Arezzo.

La famiglia Guarrise-Guarrisi-Guerrisi risulta dimorare nel paese di Maropati (R.C.) almeno dal 1500, nel libro ”Maropati Anno Domini 1586” di Giovanni Mobilia << In primis uno horto dentro detto casale limito la via pubblica et l’horto di Giurlanda Guarrise serve per lo cappellano. Censi in dinari. Minico Guarrise grana doi et mezzo >>.

nnnnnnnnnnnnnm

Don Brunone Guarrisi sposa Donna Elisabeth Ruffo alla fine del 1600, gli avi di Elisabetta  possedevano dal 1556 al 1636 le terre di Anoia (R.C.).  Paolo Ruffo comprò dalla regia curia vari diritti per aumentare le sue entrate nella baronia di Anoia: diritto di paese e misure, di esigere una tassa su ciò che nella baronia veniva importato. Impedì  l’apertura di osterie perché non fossero in concorrenza con quelle da lui stabilite, proibì l’uso agricolo delle acque dei torrenti o per muovere i mulini perché egli era il monocrate della macinazione dei grani. Maropati è un misero casale di Anoia, la baronia coi casali di Maropati e Tritanti è tassata nel 1532 per 177 fuochi, nel 1545 per 202, nel 1561 per 250, nel 1595 per 370, nel 1648 per 370, nel 1669 per 434; a questa ultima cifra si riferisce anche il Fiore nel 1691.I nobili Brunone Guerrisi e Elisabeth Ruffo

mmmmmk
La campana del 1635.

Nel 1635 Don Francesco Guarrisi, pensò alla realizzazione di una campana in bronzo poiché  devoto a Santa Lucia, sulla superficie della campana è ben visibile la data del 1635, l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.

Il  24 settembre del 1707, il vescovo permette a Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, di costruire la chiesa dedicata a Maria SS. Assunta di Maropati, poi distrutta dal terremoto del 1783. << Fu fondata da Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, il 24 settembre del 1707, il feudatario decise di realizzare questa piccola chiesa, poiché  devoto alla Vergine Santissima dell’Assunta.  Il Sacerdote don Antonio Guarrisi, come sostentamento della chiesa dell’Assunzione, assegna in dotazione un podere di dodici tumulati, con alberi di querce e ulivo, nel paese di Feroleto della Chiesa, di valore di circa trecento ducati >>.

,,,,,,,,,
La chiesa di Santa Lucia di Maropati.

I primi atti della cappella di Sant’Antonio della famiglia Guarrisi-Guerrisi (la cappella si trovava nella chiesa di Santa Lucia), sono del 21 febbraio 1707 e quelli del 24 maggio 1708. Nel 1723 si riscontra un incartamento che tratta della cappella del santo di Padova, fondata da Don Pietro Guarrisi-Guerrisi, ed il cappellano era il figlio chierico coniugato Don Domenico. La cappella di proprietà della famiglia Guerrisi.

La cappella dello Spirito Santo, fu fondata con atto notarile del 1740 da Don Domenico Guarrisi figlio di  Don Pietro. Nei documenti del 1729, la cappella dello Spirito Santo eretta e fondata nella chiesa di Santa Lucia. Nell’anno 1832, un ulteriore documento attesta che l’altare è stata trasferita nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire poi di diritto delle famiglie Ciurleo e Jaconis.

21762012_2619922358146653_350147286664027643_n (2)
Donna Clementina Mariangela Guerrisi nacque a Cinquefrondi il 9 aprile 1833. Era figlia dell’Avvocato Don Giovanni Antonio Guerrisi e di Donna Rosa Floccari dei Baroni di Rocca Imperiale. Si sposò il 12 ottobre 1855 nella Chiesa Matrice di Cinquefrondi col Marchese Don Orazio Lupis Macedonio Manso Amato.

L’altare del Santissimo Crocefisso, si trovava nella chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” di Cinquefrondi.

Il 24 marzo 1757, furono spedite delle bolle per l’istituzione della cappella del Crocefisso, della famiglia Guerrisi di Maropati e Cinquefrondi. L’altare fu fondato da Angela Argirò in favore del chierico Michelangelo Guerrisi di Don Domenico di Maropati, con onore di una messa da celebrare ogni venerdì.

Dalla visita del 1775 si rileva che nella chiesa arcipretale erano stati eretti altri due nuovi altari: uno dedicato all’Arcangelo Gabriele della famiglia Benevento e un altro dedicato al Crocefisso della famiglia Guerrisi, sede anche dell’omonima confraternita eretta il 23 agosto 1719. Altra visita pastorale fu quella effettuata il 15 maggio 1706 dal Can. Gregorio Ruggiero, quando la Chiesa di Cinquefrondi era retta dall’arciprete don Carlo Diego Macedonio con l’assistenza di undici cappellani corali.

Altra visita pastorale fu quella effettuata il 15 maggio 1706 dal Can. Gregorio Ruggiero, quando la Chiesa di Cinquefrondi era retta dall’arciprete don Carlo Diego Macedonio con l’assistenza di undici cappellani corali.

Il terremoto del 1783 distrusse completamente l’antica chiesa e la sua ricostruzione fu voluta sulle fondazioni dell’edificio precedente. Nella nuova chiesa erano stati eretti anche gli altari del Santissimo sacramento, del sangue di Cristo, dell’Immacolata Concezione, di San Raffaele Arcangelo, del Crocefisso e della Madonna delle Grazie.106808769_3405432542928960_6203583896600548991_n

Stemma: Leone rampante di Rosso, appoggiato su un monte di tre cime verdi, da un sole raggiante d’oro con due stelle d’oro e la luna bianca, alla banda d’azzurro attraversante, il tutto con una corona d’oro.

Timbro della fine del 1700 Arciprete Antonino Guerrisi.
TIMBRO USATO DALL’ ARCIPRETE ANTONINO GUERRISI. Albero di palma affiancato a destra da – leone rampante- e da sinistra da una cometa posta in palo.

La famiglia Guerrisi risulta dimorare nel paese di Polistena-Melicucco (R.C.) almeno dal 1630 circa (dall’archivio parrocchiale Vergine di Polistena).

La prima Guarrisi-Guerrisi che conosciamo con questo cognome che arrivò a Polistena nel 1637 dalla famiglia Guerrisi di Maropati, fu  Elisabetta Guerrisi (dall’archivio parrocchiale della vecchia chiesa di  Vergine di Polistena).
Nei registri Parrocchiali della chiesa Matrice, si trova un atto di morte di Milano Guerrisi di 15 anni di Paolo di Maropati, era il 1768 (il nome viene dato per Santo Milano Episcopo). A Polistena nel 1726 si trovava la chiesa di Santo Milano Episcopo (distrutta dal Terremoto del 1783), fondata dal Marchese Giovanni Domenico Milano.

U.J.D. Dottore Don Domenico Guerrisi sposa Donna Luisa Lombardi nel 1765 circa, Don Domenico aveva il titolo U.J.D. o U.I.D. in latino di Utroque Jure Doctor  ovvero «dottore nell’uno [civile] e nell’altro [ecclesiastico] diritto», precursore della attuale laura in Giurisprudenza.

Timbro del 1800 dell'Arciprete M. Guerrisi
Timbro del 1800 Michel’ Angelo Arciprete Guerrisi.

  

Dal matrimonio di Don Domenico e Donna Luisa nascono due figli,  Don Francesco Antonio e Donna Pasqualina. Don Domenico Guerrisi fu uno dei capostipiti della famiglia di Polistena-Melicucco. .
Polistena 04 ottobre 1786, Don Francesco Antonio Guerrisi (fu Dot. Don Domenico Guerrisi e Donna Luisa Lombardi) sposa  Magnifica Aurora Curciarello (fu notaio Don Michelangelo e Magnifica Costanza Corica).
llllllllmmm
A sinistra la foto della chiesa di San Giuseppe di Mammola vista dal piazzale, a destra il piazzale dove un tempo si trovava il palazzo Reggitano.

Polistena 1794, il 4 del mese di giugno, Don Rocco Guerrisi (fu Don Vincenzo di Maropati e Donna Barbara Barone o Varone ?) sposa Donna Maddalena Tassone di Grotteria (fu Don Brunone e Donna Maria Scali).

Figlia di Don Francesco Antonio e nipote di Donna Pasqualina, era Donna Francesca Guerrisi. 
Polistena 14 Gennaio 1832, Donna Francesca Guerrisi (fu Guerrisi Don Francesco Antonio e Magnifica Aurora Curciarello) sposa Dottor Fisico Don Giovanni Tigani (fu Francesco e Donna Caterina Reggitano).
Sicuramente il beneficio della chiesa di San Giuseppe di Mammola (R.C.) passa a Don Francesco Tigani e Donna Caterina Reggitano, genitori del Dottor Fisico Don Giovanni che sposa Donna Francesca Guerrisi.262494995_3851792034959673_1615668217635128561_n
Next Post
DOCUMENTI DELLA FAMIGLIA
134349296_3575561562582723_1969089345208210394_nL’antico stemma della famiglia Guerrisi di Tritanti di Maropati – Polistena del 1750 circa (Leone rampante tra le anteriori tenente un’ ascia), stemma di San Giorgio Martire di Maropati del 1745 circa, portato a Cinquefrondi dalla famiglia Guerrisi, fondatori della chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine distrutta dal terremoto del 1783, di una campana del 1635 (si trova nella chiesa di Santa Lucia), degli altari di S. Antonio di Padova e dello Spirito Santo che si trovavano nella chiesa di Santa Lucia di Maropati, dell’ altare di Santa Lucia che si trovava nella chiesa di Sant’Atenogene di Tritanti, e dell’altare del Ss. Crocefisso che si trovava nella chiesa di San Michele di Cinquefrondi. Nelle mappe del 1800 spuntano le contrade con il cognome di questa famiglia (Guerrisi), a Tritanti, Melicucco e Cinquefrondi.

Fonte: Monografia da Altanum a Polistena territorio degli Itali-Morgeti

Famiglia Guerrisi di Polistena arma: D’oro al leone di rosso tenente un’ascia dello stesso
9

Famiglia Lidonnici
s-l1600 (8)

Famiglia Lupis

lupis2La famiglia all’inizio del XVI secolo si diramò in due linee con Paolo e Ferrante, i due fratelli fondarono le linee calabresi e siculi, notizie del casato si trovano nei tomi di Franz Von Lobstein ”Settecento Calabrese”.

lupis001 (2)A Giovinazzo in Puglia esiste ancora il palazzo Lupis, a Grotteria in Calabria il palazzo risale al XVI secolo si trova nella piazza dedicata a Domenico Lupis.

Il casato è autorizzato a portare ed ereditare il cognome dei Palermo, con relativo predicato nobiliare “di Santa Margherita”, e quello dei Macedonio, diritto riconosciuto con due sentenze di Stato, entrambe passate in giudicato, la prima del Ministero di Grazia e Giustizia e la seconda del Consiglio di Stato (Supremo Organo dello Stato Italiano in materia di Giurisprudenza civile), con sentenza del Consiglio di Stato n. 515 del 3 giugno 1997 e successivi decreti del Ministro di Grazia e Giustizia in data 11 febbraio 1998 e 5 febbraio 2000.

Famiglia Milano

Stemma famiglia Milano.
Stemma della famiglia Milano, ‘‘DELLA CASA MILANO’’ LIBRI QUATTRO, Dedicati e Consecrati dall’ Abate Expilly (https://books.google.it/books?id=82RNK4ksmdcC&pg=PP7&hl=it&source=gbs_selected_pages&cad=2#v=onepage&q&f=false).

La famiglia, originaria della città di Valenza, il suo primo antenato era Goffredo vissuto nel 1200 “Baronel del Milan”, dalla cui baronia i suoi discendenti derivarono il cognome Milano.

stemma milano (1)
I Milano ottennero inoltre anche la contea di Albine e Mazzalaves, e tra i marchesati quello di Postiglione, eredità della famiglia de Franco, quello di San Giorgio di Polistena, di San Giovanni a Peduccio e il principato di Ardore.
Giacomo (1639-1693), 5 Marchese di San Giorgio dal 1667 e Patrizio Napoletano; Marchese di Postiglione, che vende, e appoggia il titolo sul feudo di Polistena il 18-7-1668.

Principe Don Giacomo (1699-1780), 2 Principe di Ardore, 2 Duca di San Paolo, 7 Marchese di San Giorgio, 3 Marchese di Polistena, Signore di San Nicola, Plaisano, Galatro e Bombile e Grande di Spagna di prima classe dal 1740, Patrizio Napoletano;

Stemma_riario_sforza
Stemma Riario Sforza

ambasciatore napoletano in Svezia e a Parigi dal 1741; allievo di Duranti, studiò fisica dedicandosi alla composizione, divenendo uno dei più acclamati clavicembalisti di Napoli; durante la permanenza a Parigi si fece onore alla corte di Francia come organista, tanto da essere citato nel Dictionnaire de Musique di Jean-Jacques Rousseau. Compose alcune opere (La betulia liberata,Napoli 1734; Gioas re di Giuda, Napoli 1735), l’azione profana Angelica e Medoro (1740), pezzi per clavicembalo, cantate, messe e lamentazioni.

Il duca Giovanni  Riario Sforza (1840-1871) sposa la Duchessa Giulia Milano Franco d’Aragona dei principi di Ardore. Il figlio Nicola sposa donna Carolina Falcò Pio dei Marchesi di Castelrodrigo, Principe di Ardore, Duca di S. Paolo, Marchese di Corleto, San Giorgio Morgeto e Polistena. Nobile con i predicati di Plaisano, Galatro, S. Nicola, Melicucco e Bombile.

I Milano Franco d’Aragona, Principi di Ardore, Duchi di San Paolo e Marchesi di San Giorgio e di Polistena (1388 –1880), amministratori illuminati di un vasto territorio che si affacciava sia sul Mar Tirreno che sul Mar Ionio, alla fine del XIX sec. si unirono, per matrimonio, con la famiglia Riario Sforza. L’archivio della famiglia Milano Franco d’Aragona fu donato al Comune di Polistena da Nicola Riario Sforza e comprende scritture di natura prevalentemente amministrativa e contabile, concernenti soprattutto i feudi di Polistena, Postiglione e San Paolo Belsito (NA).

Famiglia Mileto
IMG_20181001_124645 (4)

Famiglia Paparatto-Paparatti
paparatti
Famiglia Paparatti (Rosarno, Tropea) D’azzurro a tre spighe sradicate d’oro e accostate da due anatre al naturale affrontate.

Paolo Paparatto fu sindaco in un’epoca di turbolenze popolari sia a Napoli che in quasi tutto il Regno, non molto tempo dopo fu eletto sindaco Francesco P. senior. Francesco Paparatto andò incontro al Cardinale per ossequiarlo e questi, saputo che era il sindaco della Città, lo collocò alla sua destra. D. Antonio Paparatto figlio del detto D. Francesco fu anche sindaco.

Nel 1599 un nobile Paparatto di Nicotera partecipa con Fabio Furci alla congiura di Tropea.
Da un documento del Sedile di Portercole del 1704 risulta iscritto alla Congregazione dei Nobili un Francesco Paparatto. Nel corso degli anni numerosi Paparatto sono stati Sindaci di Tropea, nel 1619 Tiberio, 1649 Francesco, 1728 Gio. Battista.
Era il ramo di Rosarno dei Paparatti ad essere quello principale, godendo del titolo di Barone e risultando dimorante in questa cittadina almeno dal 1500.
Il Barone Antonino Paparatti, sposato con la Principessa Ursula Mastrilli e Sovrintendente alle Industrie per il feudo di Rosarno (incarico a lui affidato dal Duca Pignatelli),Antonino nacque all’incirca nell’ultimo decennio del 1600, la sua famiglia dimorava a Rosarno da qualche secolo.
 

Famiglia Paravagna

rosso pieno - aquila di nero coronata di oro su oro (2)Famiglia di mercanti genovesi, nel 1636 la Marchesa Giovanna Ruffo vendeva a Giovanni Francesco Paravagna di Genova la terra di Anoia (RC).

La famiglia Paravagna nel 1665 ottennero il titolo di Marchesi di Anoja e nel 1727 quello di Principi di Maropati.

Ruffo di Calabria 

36316768_2782888465183374_6612234192371580928_n
Le prime notizie storiche riguardanti la famiglia dei Ruffo di Calabria risalgono all’anno Mille, nella Chronica Monasterii Casinensis di Leone Ostiense si legge infatti della già menzionata alleanza tra l’imperatore d’Oriente e le famiglie Ruffo e Giuliani per recuperare la Calabria e la Puglia ai bizantini.
Circa un secolo più tardi figura un Pietro Ruffo, la cui nascita si fa risalire al 1118, creato cardinale da Papa Gelasio II, e si ha notizia di un Gervasio Ruffo, nominato nel 1125 strategoto di Messina ed elevato da Ruggero II di Sicilia nel 1146 al rango di signore di Mizzillicar e Chabucas.
Un probabile discendente di quest’ultimo, ricordato come Ruggero de Gervasio, è nominato da Federico II vallectus camerae nel 1223, nello stesso periodo si ricorda un Serio Ruffo, gran maresciallo del regno, che prese parte alla scorta della salma dell’imperatore a Taranto.

Famiglia Sanseverino

Stemma_sanseverino_grandeLa casata ebbe origine dal cavaliere normanno Turgisio, discendente dai duchi di Normandia, che ebbe in dono da Roberto il Guiscardo la contea di Rota.

Per la fedeltà al Papa ed al partito guelfo, la famiglia fu quasi distrutta prima dagli Svevi e poi dai Durazzo, ma riuscì sempre a sopravvivere ed a ritornare all’antico splendore.

Il capostipite Turgisio morì nel 1081. A lui succedette Ruggero che sposò Sica, una nipote di Guaimario IV di Salerno; rimasto vedovo, finì i suoi giorni nel 1125 come monaco benedettino della Badia di Cava, alla quale fece importanti donazioni.

Il nipote Ruggero Sanseverino , conte di Tricarico, nel 1188 diede un numero considerevole di uomini e cavalieri per la terza crociata e Riccardo Sanseverino (1220-1267), conte di Caserta e vicario imperiale di Federico II.

Segue Giacomo, che sposa, l’8 settembre 1188, Mabilia degli Annibaldi, nobile famiglia di Ceccano. A ottobre del 1194, furono assegnate altre terre dal nobile giudice Guerrisi (Ideo ipsas terras in commutationem eidem Alexandro tradidimus quas terras caro stratigoto nostro Montorii coram Guerrasio iudice fecimus assignari. Ego qui supra Guerrasius iudex. ABC, Arm. L. 37 in Ibidem, pp. 126–127).

Famiglia Sigillò
281152457_3990469701091905_4410263641162896104_n (1)
D’azzurro alla torre …. sinistrata da …un leone su una campagna o ristretto accompagnati in capo da due stelle… ed inpunta da una (6)
Sindaci di Polistena; Sigillò Felice Antonio Sindaco dal 21 maggio 1840 al 20 febbraio 1843
(Cancelliere Domenico Guerrisi), Sigillò Raffaele Sindaco dal 1871 al 1875, Sigillò Edoardo primo Podestà dal 1927 al 1934. Famiglia imparentata con le famiglie  Grio-Guerrisi-Tigani-Lombardi.

Famiglia Spina
42146067_2862813730524180_3578152913748361216_n - Copia
Il Barone di Mammola (R.C.) Giovanni Spina sposa Donna Elisabetta Lidonnici, figlio Antonio Nicodemo, le sue sculture si trovano nelle chiese di Mammola.

Famiglia Taccone
SPR_6_0617 (2)
Famiglia Taccone (Napoli, Tropea) D’azzurro alla fascia d’oro accompagnata da cinque stelle del medesimo, disposte in fascia tre in capo e due in punta.

Il primo di cui si hanno notizie è Paolo vissuto a Tropea, iscritta nella nobiltà nel 1497. Suo figlio, Giovanni, con diploma del re Augusto di Polonia, del 7 novembre del 1568 lo aggrega alla nobiltà polacca e gli concede di aggiungere alle propria arma quella della terra di Polonia. Nicola eletto tra i nobili di Tropea nell’anno 1578, Marcello nel 1572 e nel 1584, Vincenzo padre di Giulio Cesare e di Pietro, quest’ultimo ebbe l’investitura di Sitizano il 14 luglio 1614.

800px-Coa_fam_ITA_taccone2Francesco tesoriere generale del Regno, presidente della Regia  Camera, nel 1799 seguì Re Ferdinando di Borbone nella Sicilia, esperto bibliofilo formò una ricchissima biblioteca che venne espropriata da re Murat Gioacchino nel 1811, attualmente il patrimonio librario è suddiviso tra la Biblioteca dell’Università di Napoli e Nazionale. Insieme a suo fratello Nicola, furono riscritti nel patriziato di Tropea, il 23 gennaio del 1797. Il figlio Nicola, terzo Marchese di Sitizano, sposò Luisa Sanseverino dei principi di Bisignano da cui discende l’attuale ramo.

Nicola nell’anno 1833 fu presidente della Corte d’Appello, Commendatore della Corona d’Italia, Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, medaglia d’argento al valore civile.

Giuseppe nel 1869 patrizio di Tropea, marchese di Sitizano, cavaliere d’onore e devozione Balì dell’ordine di Malta.

1) Nicola Taccone Gallucci, volume stampato a Reggio Calabria nel 1906. Il libro, fu redatto in parte con intenti celebrativi, ad un anno dalla sua morte, avvenuta a Messina il 29 agosto 1905, nove mesi appena dalla morte del padre Filippo, cui egli era profondamente legato.

Famiglia Tigani
42611221_459219384574235_8865956046871461888_nDon Francesco Tigani era sposato con Donna Caterina Reggitano. Don Francesco era vice Marchese (governatore) di Anoia (RC). Da qui gli interessi dei Tigani ad Anoia (all’epoca Maropati era interno al marchesato di Anoia sotto la famiglia Paravagna, nel 1636 la Marchesa Giovanna Ruffo vendeva a Giovanni Francesco Paravagna di Genova la terra di Anoia (I nobili Brunone Guerrisi e Elisabeth Ruffo).
Il figlio il Dottor Fisico Don Giovanni Tigani  (fu Don Francesco e Donna Caterina Reggitano) sposa a Polistena (RC) Donna Francesca Guerrisi (fu Don Francesco Antonio Guerrisi e Magnifica Aurora Curciarello). 

A Mammola, la , passò in beneficio ai Tigani-Guerrisi di Polistena dopo i Reggitano o Riggitano.

Nell’anno del Signore 1787, il 25 del mese di gennaio, io Don Nicola Antonio Montiglia (Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena unisco in matrimonio Donna Pasqualina Guerrisi (fu Dot. Don Domenico Guerrisi e Donna Luisa Lombardi) con  Don Vincenzo Mileto (fu  mastro fabbro Giuseppe e Angela Ciurleo). Polistena 25 gennaio 1787. Io Don Nicola Antonio Montiglia con licenza superiore di matrimonio.  

Due i figli di Don Vincenzo Mileto (Speziale farmacista) e Donna Pasqualina Guerrisi, il Dottore Don Domenico Mileto (che muore nel 1832) e Donna Maria Stella Mileto che sposo Don Vincenzo Borgese e a lì nacque Donna Angela Borgese che sposa il notaio Don Francesco Tigani.

Famiglia Tocco
stemma toccoIl ramo di Tropea è iscritto nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana.
La famiglia di origine longobarda,  molti Tocco o De Tocco ricoprirono funzioni pubbliche di primo piano presso la corte degli Angiò.
La famiglia si separa  in due linee Tocco di Montemiletto e Tocco di Acaja
Il paese Tocco Caudio, portano il loro nome. Nel centro della stretta valle si trova l’antico centro abitato di Tocco, costruito sopra un costone isolato ed allungato con il tufo grigio dalle pareti molto scoscese.
Secondo un’opinione espressa da Breislak Scipione nel XIX , il costone è quanto rimane di un cono vulcanico.  L’Archivio della famiglia Tocco di Montemiletto fu depositato nell’Archivio di stato napoletano nel 1949.
Archivio privato di Tocco di Montemiletto. Inventario”, Roma 1978, pag. 474 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, XCVII).
tocco (2)Il 21 aprile del 1269 Carlo d’Angio firma a Foggia l’atto con cui Roberto di Ravello veniva in possesso della città di Sant’Agata e dei castelli di Tocco e di Pietra di Tocco (quest’ultimo, infatti, viene menzionato a sé stante, e ciò potrebbe essere segno che all’epoca esso esisteva ancora); forse erano esclusi i casali della valle di Tocco. Con tutta probabilità, tale investitura era una ricompensa per la fedeltà di Roberto a Carlo nella guerra contro Manfredi di Svezia, che aveva visto più azioni ed era giunta a termine nel Beneventano con l’uccisione di Manfredi. Il nuovo feudatario di Tocco era discendente di Pietro di Ravello, che nel Catalogus baronum ed altri documenti della seconda metà del XI secolo risulta essere un nobile tocchese con possedimenti feudali nella zona.

Stemma d’argento a quattro onde d’azzurro, nel capo interzato, uno dell’Impero di Bisanzio, secondo di Gerusalemme, terzo d’Angiò

2

Famiglia Toraldo di Francia
41990932_2862287853910101_8762693814621044736_n
La famiglie Toraldo risale ad un Landolfo, arrivato nel Regno di Napoli al seguito di Federico II, la famiglia Di Francia di origini francesi. Alfonso Toraldo si stabilì a Tropea alla fine del XIV secolo per eredità ricevuta da Margherita Ruffo e nel 1508 entrò a far parte del Sedile di Tropea. La presenza della famiglia Di Francia è attestata, invece, nel 1558 con un Giovan Battista di Francia che sposa una de’ Medici, appartenente ad una nobile famiglia di Tropea.
.Toraldo: Di oro con lo scudetto di verde a guisa di foglia caricato dal leone di argento attraversato da un lambello a pendenti di rosso.

Francia o Di Francia: Trinciato dalla dritta, la superiore rossa e l’inferiore azzurra con la banda d’oro sormontata da un leone dello stesso armato e linguato d’azzurro.89_of_'Saint-Pierre_de_Rome._Ouvrage_illustré,_etc'_(11077043506)

Nel 1558 l’ultima componente di questa famiglia Lisella (o Luisella) de’ Medici sposò Giovambattista di Francia di Monteleone. Famiglia de’ Medici-Francia di Tropea (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/02/22/famiglia-de-medici-francia-di-tropea/).
3

Famiglia Valensise
42713201_276535399855058_2825981810960236544_nLa famiglia dal cognome Valencia (oggettivato poi in Valensies o Valensise) si stabili in Italia con il Re Carlo V d’Asburgo (successore di Ferdinando il Cattolico).
La famiglia discende da Ferdinando De Valencia Capitano Generale, giunto a Reggio Calabria con la battaglia di Seminara   del 1503.
Ferdinando De Valencia si sposò a Stilo, città con sedile nobile, vi procreò Antonino. Ammogliatosi a Gerace con una damigella di casa Fabiani, dei Baroni Stallatti, ebbe due figli Silvestro e Geremia, il secondo unitosi in matrimonio con Laura Falletti dei Marchesi di Bossia, da Grotteria si trasferì con la famiglia ad Anoia (RC) dove mori nel 1625.
Con il terremoto del 1783, Michele Maria Valensise da Anoia scelse per sua dimora Polistena (RC), città dell’estrema Calabria. Vi edificò un nuovo Palazzo dove tuttora abita la famiglia.

.zerbi

Per informazioni scrivere all’ A.C.D.R.G. E-mail assculturaledrguerrisi@gmail.com

Foto principale

Da https://blasonariodellacalabria.wordpress.com/

* Armoriale Francese di Hector Le Breton, uno dei più antichi documenti araldici, riconosciuto dal XVII secolo come preziosa testimonianza storica, contiene circa 950 blasoni.    http://www2.culture.gouv.fr/Wave/image/archim/Pages/03082.htm

Vocabolario araldico ufficiale Vocabolario araldico ufficiale, seguito dal Dizionarietto di voci araldiche francesi tradotte in italiano

*Vindex Neapolitanae nobilitatis: Animadversio in Francisci Aelii Marchesii …

https://books.google.co.uk/books?id=HjxYAAAAYAAJ&pg=PP7&hl=it&source=gbs_selected_pages&cad=2&fbclid=IwAR3dQ_6NUlkGM_s17n6AXg-9BegEH3qdO7zqbmYUcYUBIyWNhX74BG5CQ5A#v=onepage&q&f=false

* Codice diplomatico del regno di Carlo I. e II. D’Angiò (https://opacplus.bsb-muenchen.de/Vta2/bsb10480339/bsb:BV004905028?page=7).

* Discorso della famiglia Giffone de’ marchesi di Cinquefondi con le notizie della sua prima origine, e delle sue discendenze, Napoli editore Giuseppe Roselli 1703

*Dalla Chroniques des comtes d’Anjou ai Guerrisius-Guerrisi

Dalla Chroniques des comtes d’Anjou ai Guerrisius-Guerrisi

*Monografia da Altanum a Polistena territorio degli Itali-Morgeti libro documento 2021

* Normanni i Reali Registri

Copyright © Tutti i diritti riservati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...